Impatti indiretti di alcune tecnologie (seconda parte)
Dopo aver parlato del caso del RADAR, a me caro per via della mia professione, ritorno velocemente a parlarvi degli impatti economici indiretti della tecnologia nucleare: adotterò come riferimento ancora i resoconti dell’ottimo seminario VAST “Prospettive dell’energia nucleare in Italia” svoltosi in data 20 Ottobre 2005 a Montecitorio, nella Sala del Mappamondo. In questi resoconti leggo che costi complessivi (costruzione,gestione ed esercizio, smaltimento) di una centrale nucleare sono per il 50%~70% costi di impianto ossia costi di costruzione. Il costo del combustibile (che è parte del costo di esercizio) incide solo per il 10%~20% contro il 70% tipico di una centrale termoelettrica a gas. In termini pratici questo significa che il costo maggiore da sostenere nella scelta del nucleare è investimento iniziale in termini di impianti tecnologici avanzati e personale qualificato, sia per la gestione che per la progettazione, in altre parole di know-how che, si badi bene, non prende la via dell’estero ma rimane in casa. Ma non solo: è una competenza che è possibile rivendere, come dimostrano le esperienze italiane di Ansaldo Nucleare (relazione del prof. Luigi Paganetto, commissario straordinario ENEA). E allora? Ascoltiamoci i Voivod.
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