Geotermia III
Credevate che avrei postato sull’argomento del recupero dei materiali tecnologici (
), e invece sono ritornato sull’energia geotermica perché in questo ambito c’è qualcosa di nuovo. Purtroppo non ho novità sulle tecniche LIDAR per la localizzazione delle sorgenti geotermiche, ma ho novità circa le tecnologie usabili e il tipo di siti utilizzabili per la produzione di energia geotermica. Le tecniche tradizionali sfruttano grandi serbatoi di acqua sotterranei che si formano nelle regioni vulcaniche, vicino ai bordi delle faglie presenti, originate dal movimento delle placche tettoniche: sono proprio le faglie, che sono essenzialmente fratture verticali, a permettere all’acqua di infiltrarsi in profondità e riscaldarsi a contatto con il magma. Di conseguenza gli impianti geotermici tradizionali son localizzati in regioni vulcaniche, e sono quindi relativamente poco diffusi: la geotermia tradizionale è diffusa nelle regioni vulcaniche come Islanda o Italia. I geologi nel corso dei loro studi hanno scoperto strati di roccia calda di origine non vulcanica ad alcuni chilometri al disotto della superficie di certi tipi di terreno: si tratta di rocce granitiche riscaldate dal decadimento naturale degli isotopi di uranio, torio e potassio contenuti. Queste rocce non sono direttamente raggiungibil dalle acque piovane per infiltrazione perché si fratturano preferibilmente in direzione orizzontale: perforando però lo strato protettivo superiore e immettendo acqua attraverso i pozzi di iniezione creati si causano delle fratture di dimensioni millimetriche dove l’acqua stessa scorre in direzione orizzontale riscaldandosi significativamente. Prelevando quest’acqua con nuove perforazioni fatte a opportuna distanza dal pozzo di immissione, la si puo usare per muovere apposite turbine e produrre energia elettrica. Questa tecnica si chiama EGS, acronimo di Engineered Geothermal System per alcuni e Enhanced Geothermal Systems per altri: questo link ad una pagina web del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti d’America contiene una animazione che illustra bene il concetto. Inoltre nel numero 1 del volume 46 della rivista dell’IEEE, lo Spectrum, l’articolo Winner: Hot Rocks spiega perché le ricerche che si fanno in questo campo e in questo momento in Australia da parte di una industria elettrica locale sono tra le tecnologie vincenti dell’anno 2009, secondo la redazione. Comunque, anche questo nuovo tipo di impianti ha lo stesso problema fondamentale degli impianti tradizionali: individuare i siti è difficile e occorre eseguire costose trivellazioni. Allora, diamoci da fare per inventare nuove tecnologie di analisi dei suoli e delle aree geografiche.
