lunedì, 6 of febbraio of 2012

Tag » centrale termoelettrica

Purtroppo…

… a causa di un impegno sul lavoro non sono riuscito a partecipare alla riunione di condomini dove due tecnici dell’azienda municipalizzata imolese hanno illustrato il progetto di estensione del teleriscaldamento che riguarda tutta Imola. Comunque sto lavorando attivamente alle voci della Wikipedia in lingua Inglese che vi ho elencato nel mio post precedente: non sto con le mani in mano. :D


Un post di cronaca, ma non troppo…

Scrivo questo post per segnalare alcune piccole modifiche che ho fatto al manuale minimo di Emacs: ho aggiunto la combinazione di tasti che permette di uscire dal programma . È una scelta opportuna, visto che il manuale insegnava come lanciare il programma ma non come terminarlo, inoltre ho notato che alcune ricerche via internet che hanno portato visitatori al mio blog avevano come argomento la ricerca dei comandi per la chiusura di Emacs: così mi è sembrato opportuno completare questa pagina. Ma voglio anche segnalarvi che tra alcuni giorni verrano dei tecnici della locale azienda municipalizzata verranno in riunione di condominio a illustrare il progetto di estensione del teleriscaldamento che riguarda tutta la mia città: ovviamente vi riferirò sul contenuto tecnico di questa conversazione.


Geotermia III

Credevate che avrei postato sull’argomento del recupero dei materiali tecnologici ( :D ), e invece sono ritornato sull’energia geotermica perché in questo ambito c’è qualcosa di nuovo. Purtroppo non ho novità sulle tecniche LIDAR per la localizzazione delle sorgenti geotermiche, ma ho novità circa le tecnologie usabili e il tipo di siti utilizzabili per la produzione di energia geotermica. Le tecniche tradizionali sfruttano grandi serbatoi di acqua sotterranei che si formano nelle regioni vulcaniche, vicino ai bordi delle faglie presenti, originate dal movimento delle placche tettoniche: sono proprio le  faglie, che sono essenzialmente fratture verticali, a permettere all’acqua di infiltrarsi in profondità e riscaldarsi a contatto con il magma. Di conseguenza gli impianti geotermici tradizionali son localizzati in regioni vulcaniche, e sono quindi relativamente poco diffusi: la geotermia tradizionale è diffusa nelle regioni vulcaniche come Islanda o Italia. I geologi nel corso dei loro studi hanno scoperto strati di roccia calda di origine non vulcanica ad alcuni chilometri al disotto della superficie di certi tipi di terreno: si tratta di rocce granitiche riscaldate dal decadimento naturale degli isotopi di uranio, torio e potassio contenuti. Queste rocce non sono direttamente raggiungibil dalle acque piovane per infiltrazione perché si fratturano preferibilmente in direzione orizzontale: perforando però lo strato protettivo superiore e immettendo acqua attraverso i pozzi di iniezione creati si causano delle fratture di dimensioni millimetriche dove l’acqua stessa scorre in direzione orizzontale riscaldandosi significativamente. Prelevando quest’acqua con nuove perforazioni fatte a opportuna distanza dal pozzo di immissione, la si puo usare per muovere apposite turbine e produrre energia elettrica. Questa tecnica si chiama EGS, acronimo di Engineered Geothermal System per alcuni e Enhanced Geothermal Systems per altri: questo link ad una pagina web del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti d’America contiene una animazione che illustra bene il concetto. Inoltre nel numero 1 del volume 46 della rivista dell’IEEE, lo Spectrum, l’articolo Winner: Hot Rocks spiega perché le ricerche che si fanno in questo campo e in questo momento in Australia da parte di una industria elettrica locale sono tra le tecnologie vincenti dell’anno 2009, secondo la redazione. Comunque, anche questo nuovo tipo di impianti ha lo stesso problema fondamentale degli impianti tradizionali: individuare i siti è difficile e occorre eseguire costose trivellazioni. Allora, diamoci da fare per inventare nuove tecnologie di analisi dei suoli e delle aree geografiche.  :D


Geotermia II

Per vedere lo schema di principio di una centrale geotermica vi consiglio di seguire questo link (in Italiano): la scheda fa parte di un gruppo che è il risultato del lavoro di diverse classi delle scuole superiori sotto la supervisione del Prof. Rosario Berardi, ed è quindi semplice ed essenziale. Non ho ancora trovato sufficienti informazioni sull’uso delle tecniche LIDAR per la localizzazione di sorgenti geotermiche: questo argomento sarà trattato in un post successivo.


Geotermia

L’energia geotermica è il tipo di energia rinnovabile più tradizionale: il primo impianto costruito al mondo per la produzione di energia elettrica da fonte geotermica è ancora in funzione a Larderello in Italia ed è attivo dal 1904 (un po’ di campanilismo non guasta :D ). Ho deciso di parlarvene perché sul numero 10 del volume 45 della rivista dell’IEEE, lo Spectrum è apparso un articolo molto interessante (obviusly in english :D ): “A Less Well-Oiled War Machine” di Sandra Upson. L’articolo parla degli sforzi che le Forze Armate degli Stati Uniti d’America stanno compiendo per garantirsi indipendenza energetica e abbattere la voce “costo energia elettrica” nei loro bilanci: e uno dei sistemi su hanno deciso di puntare è il quello di produzione dell’energia elettrica mediante centrali geotermiche. L’energia geotermica è sostanzialmente l’energia di vapore acqueo ad alta temperatura proveniente dalle viscere della terra: azionando con questo vapore una opportuna turbina si ha produzione di energia elettrica. I vantaggi che questo tipo di energia offre sono molteplici:

  1. Si tratta di energia assolutamente pulita, nel senso che non produce fumi o altri materiali nocivi: si tratta, lo ripeto, dell’energia termica che le viscere della terra cedono all’acqua naturalmente infiltrata.
  2. L’efficienza di impianto, vale a dire, il rapporto tra la potenza nominale dell’impianto e la potenza effettiva che l’impianto stesso sviluppa è completamente sotto il controllo del personale della centrale.

Il problema principale di questa energia è la difficoltà con cui si riesce a individuarne i siti di produzione: occorre eseguire costose trivellazioni per trovare le sorgenti sotterranee di vapore. Ora, nell’articolo precedente si parla della futura adozione di tecniche LIDAR per la rivelazione con elevata precisione di queste sorgenti, che potrebbero facilitare molto  il compito dei geologi e aumentare il beneficio economico tratto dall’uso di queste sorgenti: vedrò di informarmi e di informarvi sull’uso di queste tecniche. in questo ambito :D Intanto ascoltiamoci Leslie West

Leslie West – Theme from an imaginary western


Impatti indiretti di alcune tecnologie (seconda parte)

Dopo aver parlato del caso del RADAR, a me caro per via della mia professione, ritorno velocemente a parlarvi degli impatti economici indiretti della tecnologia nucleare: adotterò come riferimento ancora i resoconti dell’ottimo seminario VASTProspettive dell’energia nucleare in Italia” svoltosi in data 20 Ottobre 2005 a Montecitorio, nella Sala del Mappamondo. In questi resoconti leggo che costi complessivi (costruzione,gestione ed esercizio, smaltimento) di una centrale nucleare sono per il 50%~70% costi di impianto ossia costi di costruzione. Il costo del combustibile (che è parte del costo di esercizio) incide solo per il 10%~20% contro il 70% tipico di una centrale termoelettrica a gas. In termini pratici questo significa che il costo maggiore da sostenere nella scelta del nucleare è investimento iniziale in termini di impianti tecnologici avanzati e personale qualificato, sia per la gestione che per la progettazione, in altre parole di know-how che, si badi bene, non prende la via dell’estero ma rimane in casa. Ma non solo: è una competenza che è possibile rivendere, come dimostrano le esperienze italiane di Ansaldo Nucleare (relazione del prof. Luigi Paganetto, commissario straordinario ENEA). E allora? Ascoltiamoci i Voivod. :D

VOIVOD – Tribal Convictions (promo video)


Ancora sull'energia nucleare

Eccomi pronto a ritornare all’argomento iniziato nel post di ieri, vale a il confronto in termini di costo globali (vale a dire, lo ripeto, considerando i tutti i costi di costruzione,gestione ed esercizio, smaltimento) tra centrali nucleari a fissione, centrali eoliche, centrali solari, centrali termoelettriche (in particolare a carbone). Lo studio già citato “The Future of Nuclear Power” perviene alla conclusione che per consentire una produzione di energia elettrica economica e di basso impatto ambientale, nessuna delle quattro opzioni può essere trascurata. In particolare, l’energia elettrica prodotta con centrali nucleari a fissione risulta la piu economica assieme a quella prodotta tramite centrale termoelettrica a ciclo combinato: tuttavia, le ipotesi semplificative fatte nella determinazione del costo del kilowattora della centrale nucleare incidono sul risultato in maniera prudenzialmente peggiorativa. In particolare

  1. Nel rapporto si ipotizza che una centrale nucleare abbia mediamente un efficienza di impianto (che è il rapporto tra la potenza nominale dell’impianto e la potenza effettiva che l’impianto sviluppa) pari all’85%, mentre il valore medio di questo parametro per le centrali nucleari installate negli Stati Uniti d’America è superiore al 91%.
  2. Nel rapporto si ipotizza una durata dell’impianto massima di 40 anni: in realtà, già centrali nucleari di tecnologia non recente (vale a dire i reattori nucleari di II generazione) si sono viste prolungare il ciclo di vita a 50 anni (ovviamente in condizioni di assoluta sicurezza di funzionamento) e con 10 anni di flussi di cassa positivi in più (fonte VAST: relazione del prof. Renato Angelo Ricci al seminario “Prospettive dell’energia nucleare in Italia” in data ottobre 2005, già citato in un mio post precedente sull’argomento). E’ qundi possibile che le stime di vita media per reattori avanzati debbano essere ritoccate in altro, verso i 70 anni.

Tenendo conto di queste due ipotesi, il calcolo del costo medio del kilowattora prodotto da una centrale nucleare diminuirebbe ancora, consegnando a questo tipo di produzione di energia elettrica la palma del metodo più economico. Esistono poi altri fattori di impatto economico, che non possono essere valutati in relazioni come quelle considerate perché vanno oltre il mero aspetto di produzione di energia: proverò a elencarne alcuni in un post successivo. Intanto ascoltatevi John Denver

Take Me Home Country Roads: John Denver


Vi piace il mio nuovo tema?

Ok, magari avrei dovuto pensare un po’ di più ai contenuti, ma siccome in questo ambito ho ancora qualche piccola limitazione causata dai problemi con i plugins, anche oggi ho perso un po’ di tempo a guardare i vari temi disponibili per Wordpress, che potete trovare seguendo il link “Themes” nel Blogroll. Alla fine ho scelto il tema Cloudy, sia per ragioni estetiche che per ragioni squisitamente tecniche: vale a dire che, oltre a essere bello, rende il blog fruibile in maniera efficace da voi, miei lettori. E comunque ho deciso di non lasciarvi senza contenuti: desidero proseguire nel sottoporre alla vostra attenzione fonti di particolare rilevanza (a mio modo di vedere) circa le caratteristiche (impatti economici e ambientali) della produzione di energia nucleare. In particolare, durante le mie ricerche nel Web sono incappato in questo rapporto, estremamente ben presentato e dettagliato: The Future of Nuclear Power, pubblicato online dal Massachusetts Institute of Technology, istituzione che più o meno tutti conoscono (o dovrebbero conoscere :D ). E’ uno studio che mira a stabilire se la la produzione di energia elettrica mediante centrali nucleari a fissione sia competitiva in termini economici (in senso lato, vale a dire considerando tutti i costi, costruzione,gestione ed esercizio, smaltimento) rispetto alla produzione mediante centrali eoliche, solari, termoelettriche (in particolare a carbone). IL risultato dello studio è che nessuna delle quattro opzioni deve essere trascurata: discuterò questo risultato nel prossimo post, che quindi è da non perdere! :D