lunedì, 6 of febbraio of 2012

Tag » centrale eolica

Sistemi di accumulo dell'energia IV

In questo post descrivo i quelli che nel primo di questa serie ho impropriamente chiamato volani magnetici, ma che è corretto chiamare SMES (Superconducting Magnetic Energy Storage). Comunque voglio aggiungere un ultimo importante dettaglio a completamento dei precedenti post riguardanti le batterie ricaricabili: esiste il SUBAT (SUstainable BATteries), uno studio finanziato dall’Unione Europea e terminato nel 2004, i cui risultati sono stati resi disponibili al pubblico. Questo studio riguarda da una parte la valutazione della possibilità di mantenere o meno il cadmio nelle batterie per uso su veicoli a tecnologia End-of-life (tecnologia obsoleta o in via di obsolescenza), e dall’altra la valutazione degli aspetti tecnico, ambientale ed economico delle tecnologie applicate per la costruzione di batterie commerciali o sperimentali. Ma passiamo al tema di questo post.
Costruttivamente lo SMES è un induttore con nucleo magnetico e avvolgimento superconduttivo: è quindi necessario disporre di un criostato, vale a dire di un contenitore che sia adatto a mantenere al suo interno temperature criogeniche, e di un cryocooler, vale a dire un sistema di refrigerazione che riesca a raggiungere tali temperature. Perché il sistema deve essere superconduttivo? Perché l’energia immagazzinata nello SMES dipende in maniera quadratica dalla corrente circolante: se questa corrente diminuisce progressivamente a causa della resistenza dell’avvolgimento, si perde energia. La presenza di un refrigeratore implica comunque un certo consumo di energia, ma il risparmio  che si trae dall’uso di un superconduttore è nettamente superiore, e quindi si accetta questo tipo di soluzione come una necessaria caratteristica tecnica: l’efficienza energetica dell’apparato raggiunge il 97-98%, che è il valore più alto tra i sistemi di accumulo di energia visti fino ad ora. Sfortunatamente, dal punto di vista dell’energia specifica (misurata in Wh/kg) e della potenza specifica (misurata in W/kg) così come definite nei precedenti post di questa serie, lo SMES è il fanalino di coda: nei riferimenti citati viene fatta questa asserzione ma non vengono dati i valori (!), nemmeno gli ordini di grandezza a scopo comparativo. Ma è comunque chiaro il perché sia così: la densità di energia immagazzinata dipende dall’intensità del vettore induzione magnetica B (misurato in weber/m2) presente all’interno del nucleo magnetico e per massimizzare questa quantità si devono usare materiali ferromagnetici, pesanti e voluminosi. E’ quindi anche chiaro che densità di energia e potenza dipendono dalla precisa realizzazione tecnologica di questi dispositivi, per cui dare dei valori tipici è commettere una imprecisione. E ora, noto tutto questo, acoltiamoci gli Steppenwolf:

Steppenwolf – Born to be Wild


Sistemi di accumulo dell’energia III

Viste le premesse illustrate brevemente nel precedente post, inizio con l’elencarvi quali sono attualmente le possibili scelte in ambito di batterie ricaricabili per uso in sistemi per la produzione di energia elettrica. Partirò dalle tecnologie più tradizionali per arrivare a quelle di più recente introduzione: nel seguito si parlerà di energia specifica, misurata in Wh/kg, per quantificare l’energia che può essere immagazzinata dalla batteria in esame, potenza specifica, misurata in W/kg, per quantificare la potenza massima da essa erogabile, e efficienza energetica, per quantificare il rapporto tra l’energia erogata e l’energia assorbita durante il procedimento di carica

  • Batterie al piombo: sono le batterie tradizionalmente impiegate nelle automobili. Grazie alla loro diffusione, sono molto economiche, praticamente completamente riciclabili ed hanno un livello di durata ed affidabilità molto alto, efficienza pari al 75-80%. Hanno però una bassa densità di energia e di potenza (rispettivamente 30-40 Wh/kg e 250 W/kg) e le prestazioni dipendono fortemente dalla temperatura di esercizio: queste caratteristiche ne rilegano l’uso in piccoli impianti di produzione isolati (un impianto tipico fornisce 500kW di potenza e 1MWh di energia).
  • Batterie al nichel-cadmio:hanno un costo elevato dovuto essenzialmente al cadmio, che risulta essere molto tossico. Per questa ragione direttive europee ne sconsigliano fortemente l’uso: non è la tecnologia del futuro (almeno un questo ambito) per cui non è esaminata in dettaglio se non per notare che ha caratteristiche desiderabili quali resistenza ai sovraccarichi, alle condizioni operative avverse, energia e potenza specifica circa doppie rispetto alle batterie al piombo.
  • Batterie al nichel-metallo idruro: nascono dalle batterie precedenti per sostituzione del cadmio con idruri metallici, vale a dire con metalli alcalini o metalli alcalino terrosi. Hanno efficienza energetica pari al 70%, densità di energia e potenza pari a 60-70Wh/kg e 350W/kg: sfortunatamente i materiali di costruzione, pur non essendo tossici, sono molto costosi. Inoltre queste batterie manifestano instabilità termica durante la carica, e quindi richiedono sistemi di controllo complessi.
  • Batterie al nichel-zinco: hanno efficienza energetica di circa il 60% e densità di energia e potenza pari a 70Wh/kg e 300W/kg. Il costo dei materiali di costruzione è basso e hanno scarso impatto ambientale, ma rimangono dei problemi di durata e affidabilità dovuti all’instabilità dell’elettrodo di zinco.
  • Batterie al litio: si tratta in realtà di una classe di batterie con caratteristiche simili. Sono caratterizzate da elevata efficienza energetica (tra l’88% e il 90%) e densità di energia e potenza pari a 120-180Wh/kg e 400W/kg. Nonostante presentino questi vantaggi dal punto di vista energetico, presentano una elevata non uniformità di caratteristiche elettriche (tensione nominale, carica accumulata, resistenza interna) che obbligano all’uso di sistemi elettronici complessi per il loro controllo e rendono problematica la costruzione di batterie di grosse dimensioni, dal punto di vista della durata e dll’affidabilità: in condizioni di estremo malfunzionamento possono incendiarsi (!!!! :( ).
  • ZEBRA e batterie ad alta temperatura sodio-zolfo: sono batterie che richiedono elevate temperature di funzionamento interne (260°C per ZEBRA e 300°C per le batterie sodio-zolfo). L’efficienza energetica è elevata (85%) e parimenti lo sono la densita energetica e di potenza (120Wh/kg e 100W/kg). E’ necessaria la presenza di un apparato di gestione e controllo per la gestione termica e per la sicurezza d’uso.
  • Batterie vanadio Redox e batterie zinco-bromo: sono batterie nate per uso come accumulatori energetici in centrali di generazione/distribuzione dell’energia elettrica. Sono costituite da due serbatoi contenente le soluzioni chimiche, e da una membrana che costituisce gli elettrodi del sistema. Hanno densità energetica e di potenza pari a circa 50Wh/kg e 60W/kg, e efficienza energetica che raggiunge l’85%: è una tecnologia in piena fase di sviluppo, che dal punto di vista del sistema ha diverse caratteristiche desiderabili, tra le quali la possibilità di carica meccanica, e una elevata sovraccabilità.

E per il momento ci fermiamo :D .


Sistemi di accumulo dell’energia II

Oggi inizierò col parlarvi delle batterie ricaricabili, più correttamente chiamati “sistemi di accumulo elettrochimici”. L’articolo della Wikipedia in lingua Italiana offre una buona descrizione di tutte le tecnologie disponibili, con ricchezza di dati e particolari ma, come è giusto che sia per un articolo enciclopedico, descrive sia batterie di grandi dimensioni che batterie per applicazioni portatili. L’analisi delle possibilità di impiego in ambito energetico su larga scala porta a considerare le prime escludendo le ultime: inoltre quello che a noi interessa è una analisi costi-benefici relativa alla tecnologia di questi oggetti. Quindi ho ritenuto opportuno fare riferimento al numero di Maggio 2008 della rivista AEIT: in particolare all’ottimo articolo di Giuseppe Lodi. Queste sono le premesse: nei prossimi post vedro di svilupparle, ma ora ascoltiamoci Domenico Modugno

Domenico Modugno – Nel blu di pinto di blu (Volare)


Sistemi di accumulo dell’energia

Vi avevo parlato tempo fa di alcuni post di carattere tecnico che stavo preparando, dove avrei trattato aspetti legati al problema della produzione di energia elettrica, che è senza dubbio centrale nel mondo odierno: questo è uno di essi. Vi avevo già accennato ad uno dei problemi principali che si incontrano nell’uso delle centrali eoliche e delle centrali solari: la necessità di immagazzinare l’energia elettrica prodotta nei momenti di elevata disponibilità per utilizzarla distribuita in maniera uniforme durante l’intero arco della giornata. Il processo di immagazzinamento si può eseguire mediate due tecnologie fondamentalmente diverse:

  1. Batterie ricaricabili
  2. Volani magnetici o sistemi SMES (Superconducting Magnetic Energy Storage)

Descriverò nei post seguenti queste tecnologie, i loro punti di forza e le loro debolezze. Intanto ascoltatevi Travis ( :D )

Travis – Flowers In The Window


Ancora sull'energia nucleare (seconda parte)

Come promesso nel post di ieri, torno a parlarvi di una serie di fattori di impatto economico che vanno presi in considerazione quando si punta sulla produzione di energia elettrica mediante centrali nucleari a fissione, anche se il loro effetto non può essere valutato come diminuzione o meno del costo del kilowattora: eccovi allora un tentativo di elenco

  1. L’efficienza di impianto che è, come già detto, il rapporto tra la potenza nominale dell’impianto e la potenza effettiva che l’impianto stesso sviluppa è completamente sotto il controllo del personale della centrale. In parole povere cio significa che se l’utenza richiede in questo preciso momento il 65% della potenza nominale della centrale, questa può essere erogata senza nessun problema: se l’utenza chiede lo 0%, la centrale può essere spenta senza problemi. Per le centrali eoliche e le centrali solari questo non è vero perché la fonte primaria di energia è sottoposta a variazioni meteorologiche: questo è vero in misura maggiore per le centrali eoliche, ma anche per le centrali solari, che per forza di cose non possono essere costruite tutte in luoghi dove le precipitazioni annue equivalgono a quelle del deserto del Ténéré. Ciò significa che la potenza erogata da questa tipologia di centrali non è mai dipendente dalle richieste dell’utenza, ma non solo: la rete elettrica di trasmissione dell’energia elettrica a cui sono allacciati impianti di questo tipo è soggetta a forti sovraccarichi. Il gigantesco effetto domino partito dalla Germania il 4 novembre del 2006 che ha investito l’Europa rischiando di causare un generalizzato black out pare (e dico pare perché non ricordo la fonte esatta, ma ne sono sicuro :) ) sia stato un eccesso di produzione da parte di uno degli impianti eolici tedeschi, afferente ad una linea a 400kV non in perfetta forma. Occorre quindi avere una rete elettrica in perfetta forma, alla quale siano allacciati impianti di diversa tipologia e questo è tutto sommato un obiettivo fattibile, anzi auspicabile. Si potrebbe obiettare che è possibile immagazzinare l’energia elettrica prodotta nei periodi di abbondanza per consumarla nei periodi in cui l’utenza la richiede: questo è senz’altro vero ma per impianti di potenza limitata. Infatti non esiste a questo riguardo una soluzione tecnologica che possa garantire elevate densità di energia immagazzinata (diciamo kilowattora per metro cubo) e elevata efficienza energetica (l’oggetto in questione dovrebbe restituire una ragionevole parte dell’energia in esso immagazzinata): allora, cosa aspettate a risolvere il problema? :D
  2. L’impatto che ha la tecnologia nucleare non riguarda solo la produzione di energia: esistono tutta una serie di ambiti traenti vantaggio in particolar modo dallo sviluppo del nucleare che brevemente elenco.
    • Industria elettronica: l’elettronica che si usa nelle centrali nucleari deve essere progettata con criteri stringenti e deve possedere delle caratteristiche di durata, sicurezza e affidabilità non comuni e inoltre deve essere radiation hardened.
    • Scienza dei materiali e chimica: ricerche su acciai speciali, materiali magnetici, sistemi di isolamento e protezione, materiali.
    • Ingegneria nucleare: ricerche su tipi possibili di centrali nucleari.

    Forse solo la tecnologia per lo sviluppo delle centrali solari fotovoltaiche può vantare impatti in altrettanti ambiti.

Bene, per oggi ho terminato… Ah! Volevo dire che già da ieri potete rilasciare commenti in forma anonima sui post del mio blog: naturalmente mi riservo di non pubblicare quelli che non rientreranno in uno standard minimo di intelligenza e rispetto, Ok? :D :D :D Ed ora gli Scorpions!!!

Scorpions – Holiday (Athens Live at Karaiskaki)


Ancora sull'energia nucleare

Eccomi pronto a ritornare all’argomento iniziato nel post di ieri, vale a il confronto in termini di costo globali (vale a dire, lo ripeto, considerando i tutti i costi di costruzione,gestione ed esercizio, smaltimento) tra centrali nucleari a fissione, centrali eoliche, centrali solari, centrali termoelettriche (in particolare a carbone). Lo studio già citato “The Future of Nuclear Power” perviene alla conclusione che per consentire una produzione di energia elettrica economica e di basso impatto ambientale, nessuna delle quattro opzioni può essere trascurata. In particolare, l’energia elettrica prodotta con centrali nucleari a fissione risulta la piu economica assieme a quella prodotta tramite centrale termoelettrica a ciclo combinato: tuttavia, le ipotesi semplificative fatte nella determinazione del costo del kilowattora della centrale nucleare incidono sul risultato in maniera prudenzialmente peggiorativa. In particolare

  1. Nel rapporto si ipotizza che una centrale nucleare abbia mediamente un efficienza di impianto (che è il rapporto tra la potenza nominale dell’impianto e la potenza effettiva che l’impianto sviluppa) pari all’85%, mentre il valore medio di questo parametro per le centrali nucleari installate negli Stati Uniti d’America è superiore al 91%.
  2. Nel rapporto si ipotizza una durata dell’impianto massima di 40 anni: in realtà, già centrali nucleari di tecnologia non recente (vale a dire i reattori nucleari di II generazione) si sono viste prolungare il ciclo di vita a 50 anni (ovviamente in condizioni di assoluta sicurezza di funzionamento) e con 10 anni di flussi di cassa positivi in più (fonte VAST: relazione del prof. Renato Angelo Ricci al seminario “Prospettive dell’energia nucleare in Italia” in data ottobre 2005, già citato in un mio post precedente sull’argomento). E’ qundi possibile che le stime di vita media per reattori avanzati debbano essere ritoccate in altro, verso i 70 anni.

Tenendo conto di queste due ipotesi, il calcolo del costo medio del kilowattora prodotto da una centrale nucleare diminuirebbe ancora, consegnando a questo tipo di produzione di energia elettrica la palma del metodo più economico. Esistono poi altri fattori di impatto economico, che non possono essere valutati in relazioni come quelle considerate perché vanno oltre il mero aspetto di produzione di energia: proverò a elencarne alcuni in un post successivo. Intanto ascoltatevi John Denver

Take Me Home Country Roads: John Denver


Vi piace il mio nuovo tema?

Ok, magari avrei dovuto pensare un po’ di più ai contenuti, ma siccome in questo ambito ho ancora qualche piccola limitazione causata dai problemi con i plugins, anche oggi ho perso un po’ di tempo a guardare i vari temi disponibili per Wordpress, che potete trovare seguendo il link “Themes” nel Blogroll. Alla fine ho scelto il tema Cloudy, sia per ragioni estetiche che per ragioni squisitamente tecniche: vale a dire che, oltre a essere bello, rende il blog fruibile in maniera efficace da voi, miei lettori. E comunque ho deciso di non lasciarvi senza contenuti: desidero proseguire nel sottoporre alla vostra attenzione fonti di particolare rilevanza (a mio modo di vedere) circa le caratteristiche (impatti economici e ambientali) della produzione di energia nucleare. In particolare, durante le mie ricerche nel Web sono incappato in questo rapporto, estremamente ben presentato e dettagliato: The Future of Nuclear Power, pubblicato online dal Massachusetts Institute of Technology, istituzione che più o meno tutti conoscono (o dovrebbero conoscere :D ). E’ uno studio che mira a stabilire se la la produzione di energia elettrica mediante centrali nucleari a fissione sia competitiva in termini economici (in senso lato, vale a dire considerando tutti i costi, costruzione,gestione ed esercizio, smaltimento) rispetto alla produzione mediante centrali eoliche, solari, termoelettriche (in particolare a carbone). IL risultato dello studio è che nessuna delle quattro opzioni deve essere trascurata: discuterò questo risultato nel prossimo post, che quindi è da non perdere! :D